È giusto oppure no applaudire al pilota e al suo team in fase di atterraggio? Questa domanda crea sempre molto dibattito: c’è chi sostiene che applaudire è un retaggio tipicamente italiano; chi dice che è giusto complimentarsi con gli aviatori, chi pensa addirittura alla disgrazia: se quell’atterraggio non fosse avvenuto l’applauso non avrebbe drammaticamente modo di esistere! C’è poi chi denuncia l’applauso perchè, in fin dei conti, pilota e team hanno semplicemente fatto il loro lavoro. Ma qual è, invece, la posizione della psicologia?
Te lo racconto in questo articolo!
Applauso sì, applauso no: la mia recente esperienza!
Qualche giorno fa mi è capitato di prendere un aereo per fare un corso di formazione aziendale lontano dal mio studio a Stradella. Per comodità ho preso l’aereo. Ero seduto accanto a una signora che portava splendidamente i suoi settant’anni. Abbiamo chiacchierato di tutto: dalle ultime novità di cronaca spicciola, fino ai quadri di Caravaggio. Il volo è stato davvero piacevole: compiuto a regola d’arte. Anche l’atterraggio è stato morbido e disteso. Quando l’aereo si è fermato, la signora accanto a me ha fatto un bel sorriso e ha cominciato ad applaudire.
I passeggeri seduti di fianco a noi si sono girati, abbastanza indispettiti dicendole:
Signora, la prego. L’applauso è proprio fuori luogo. Se può evitare credo che anche il pilota e gli hostess ne saranno felici.
La mia compagna di viaggio si è pietrificata in un attimo e, presa dai sensi di colpa, si è slacciata la cintura e in silenzio è uscita dall’aeroplano. Allora, mi sono domandato: chi tra la signora e i passeggeri aveva psicologicamente ragione? È giusto applaudire? Oppure no?
Applauso sì, applauso no: questo è il problema!
Per rispondere alla domanda “Quando un aereo atterra correttamente, è giusto applaudire?”, occorre fare una breve cornice teorica su una branca della psicologia chiamata “Comportamentismo“.
Il comportamentismo è quel ramo della psicologia che, come dice il nome, si occupa del comportamento: di come questo si genera, si modifica, si trasforma o si estingue. Ebbene, devi sapere che ogni azione noi la eseguiamo aspettandoci un risultato. Questo risultato, viene chiamato in gergo “rinforzo positivo!”.
Se ci pensi:
- Andiamo al ristorante per passare una piacevole serata;
- Sfogliamo una margherita per leggere nell’ultimo petalo un futuro fantastico;
- Fatichiamo tanto nell’orto per raccoglierne i frutti;
- Attendiamo alla cassa (sempre se non abbiamo l’intenzione di saltare la fila) per portare a casa la spesa.
E così via, tutte le nostre azioni sono “condizionate” da ciò che ne consegue!
Ma non finisce qui: più vantaggio abbiamo in una determinata azione, più saremo disposti a ripeterla. Tutto questo funziona sia per le azioni che hanno effettivamente un buon risultato sulla nostra salute; sia per quelle che hanno un risultato “artificiale” (è il caso ad esempio delle dipendenze).
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Immagina di essere a lavoro e…
Immagina per un attimo di essere a lavoro e il tuo capo passa a controllare l’operato di tutti. Tu ed il tuo collega state svolgendo entrambi un ottimo lavoro. Durante l’ispezione il dirigente osserva il vostro impegno e dice al tuo vicino: «Ottimo lavoro Gregor, si vede che dedichi molta cura ai dettagli». Poi passa avanti: senza dirti nulla. Non ti critica, ma nemmeno si complimenta.

Lo stesso giorno, la sera, vai in pizzeria con un amico. Entrambi mangiate un’ottima pizza, ma quando uscite tu ti fermi dal pizzaiolo e gli dici: «Ciao, volevo farti i complimenti per la pizza: era davvero squisita!». Il vostro amico ti sta aspettando fuori.
Secondo te:
- Come sarà il rendimento del tuo prossimo lavoro? E quello di Gregor?
- Chi tra i due sarà molto più felice nel dedicare tempo ed energie al proprio operato?
- La prossima volta che andrai in pizzeria con il tuo amico, a chi il pizzaiolo sorriderà?
- Cucinando la pizza, anche inconsciamente, a chi aumenterà la circonferenza della pizza?
Quando l’aereo atterra: è giusto oppure no applaudire?
A tutti noi piacciono i complimenti. È naturale. A casa, come sui banchi di scuola, tra partner, o anche in ufficio, un apprezzamento è qualcosa di bello e gradito! Siamo troppo abituati a criticare, o peggio a giudicare – mentre diamo per scontate le buone azioni e l’impegno delle persone. L’andante “Ha fatto solo il suo lavoro” deprezza la fatica dell’altro (o la nostra, se ci pensi). Un buon complimento, invece, da valore e significato al nostro tempo. Quindi: applauso sì, o applauso no? Psicologicamente parlando: assolutamente sì!
Se vogliamo che i nostri prossimi voli siano sempre più piacevoli, se desideriamo atterraggi sempre più morbidi e sicuri è davvero un’ottima premessa congratularsi con il pilota e il proprio team per la tratta di volo in modo sincero, sentito ed educato. Questo, ovviamente, vale anche per i conducenti di autobus, i capitani delle navi ed in vero per chiunque.
Se poi, l’applauso in sé è qualcosa che riteniamo troppo vivace, non dimentichiamoci di fermarci un secondo prima di uscire dall’aeroplano per ringraziare lo staff e accertarsi che estenda i nostri complimenti anche al capitano in cabina.
A presto,
Giuseppe M.